Forum aperto su possibili riforme della CEDU alla luce delle ‘sfide’ poste dalle migrazioni: invito a contribuire
È ormai noto che, nella ‘lettera aperta’ del 22 maggio 2025 promossa dai governi di Italia a Danimarca, nove Stati contraenti della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU o ‘Convenzione’) e membri dell’Unione europea (Italia, Danimarca, Austria, Belgio, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica ceca) hanno chiesto l’avvio di una «new and open-minded conversation» relativa alla necessità di rivedere il modo in cui la Corte europea dei diritti umani (‘Corte’) interpreta la Convenzione rispetto alla materia migratoria. La lettera afferma la necessità di restaurare «the right balance» tra la tutela dei diritti delle persone migranti e straniere e il dovere degli Stati di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale: per gli Stati firmatari, l’attuale giurisprudenza è eccessivamente sbilanciata in favore dei primi.
In risposta, un gruppo di studiosi ha creato il ECHR Agora Group, il quale si definisce come «an independent, pan-European platform committed to open dialogue and balanced, evidence-based debate on key issues concerning the European Convention on Human Rights». Il network, che ha già superato gli 800 membri, ha lo scopo di garantire che le discussioni politiche in merito al futuro del sistema convenzionale siano prese sulla base di argomenti supportati da prove sufficienti, siano trasparenti e consentano l’adeguata partecipazione della società civile. In questa ottica, gli studiosi e le studiose che lo compongono hanno a loro volta diffuso una lettera aperta, indirizzata alle più alte istituzioni del Consiglio d’Europa (CoE), in cui si chiede di garantire che ogni dibattito sul tema sia «objective and evidence-based», manifestando anche la propria disponibilità a intervenire in tale dibattito.
Di recente, il suddetto ‘invito al dialogo’ è stato accolto dagli altri Stati contraenti. In particolare, su iniziativa del Segretario generale, il tema è stato oggetto di discussione in una ‘conferenza ministeriale informale’ svoltasi a Strasburgo il 10 dicembre 2025, nell’ambito del Comitato dei ministri del CoE. All’esito della stessa, gli Stati contraenti hanno adottato, per consensus, delle ‘conclusioni’ che incaricano il Comitato dei ministri di avviare una serie di lavori sul tema, in particolare per quanto riguarda le sfide poste delle ‘migrazioni irregolari‘ e da fenomeni quali «instrumentalisation of migration, migrant smuggling, human trafficking, and other criminal activities that threaten stability and security» degli Stati europei. Tra questi, vi è il mandato attribuito allo Steering Committee for Human Rights di predisporre in tempi rapidissimi (entro il 22 marzo 2026) il testo di una dichiarazione politica, nella quale gli Stati contraenti intendono riaffermare «the obligation to ensure the effective enjoyment of the rights and freedoms guaranteed by the Convention to everyone within the jurisdiction of member States in the context of the contemporary challenges posed both by irregular migration and by the situation of foreigners convicted of serious offences, taking duly into account in particular governments’ fundamental responsibility to ensure national security and public safety». Tale dichiarazione dovrebbe essere adottata dagli Stati contraenti nel corso della sessione del Comitato dei ministri prevista a Chișinău per maggio 2026.
Lo stesso giorno, un gruppo di ventisette Stati contraenti (tra cui i nove firmatari della lettera aperta di maggio 2025; la lista completa degli Stati firmatari è in fondo al presente post) hanno rilasciato un Joint Statement nel quale definiscono le sfide poste dalla migrazione come «complex and disruptive challenges – that our societies face and which test the capacity of our current framework – [which] were either unforeseen at the time the convention system and the Convention were drafted or have evolved significantly since then», e affermano la necessità di adattare il sistema convenzionale a tali nuove esigenze.
Il Commissario per i diritti umani del CoE ha definito la direzione intrapresa dagli Stati contraenti come «an extremely consequential pathway in terms of the well-being of Europe’s human rights protection system». Condividendo questa osservazione sull’importanza fondamentale delle questioni in gioco, e con lo stesso spirito che ha animato la creazione del summenzionato Agora Group, la redazione del SIDIBlog ritiene opportuno aprire uno spazio per il dibattito, in cui la comunità degli studiosi e delle studiose del diritto internazionale e del diritto dell’Unione europea possano esprimere il proprio punto di vista sulle molteplici e sfaccettate questioni giuridiche che vengono in rilievo rispetto alla situazione descritta e ai possibili sviluppi del processo di riforma avviato il 10 dicembre 2025.
A tal fine, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane verranno pubblicati contributi di membri della redazione o di autori o autrici direttamente sollecitati/e dalla redazione. Tuttavia, la redazione rivolge anche, a chiunque vi abbia interesse, un invito a contribuire sottoponendo spontaneamente al Blog i propri contributi sul tema.
I contributi, in italiano o inglese, sono da redigere in conformità ai criteri redazionali del Blog, e possono essere inviati al seguente indirizzo e-mail: sidiblog2013@gmail.com.
* Stati firmatari della dichiarazione dei ventisette: Danimarca, Italia, Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Malta, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, San Marino, Serbia, Slovacchia, Svezia, Ucraina, Ungheria.
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