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ADATTAMENTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE AL DIRITTO INTERNO: INTRODUZIONE AL FORUM

Lorenzo Gradoni (Max Planck Institute Luxembourg for Procedural Law) e Diego Mauri (Membro della Redazione, Università di Firenze)

Trattando dei rapporti tra ordinamento interno, diritto internazionale e diritto dell’Unione europea, il cosiddetto problema dell’«adattamento» è perlopiù affrontato dal punto di vista dell’ordinamento interno. Nozioni come trasformatore permanente, ordine di esecuzione, o controlimite, presuppongono tutte l’esigenza che l’ordinamento interno si adegui a una dimensione normativa, quella internazionale o europea, che è sovrastante, anche se non sempre soverchiante. Anche il concetto di controlimite denota una forma di resistenza interna a un processo di adattamento unilaterale e “verticale”, dove l’ordinamento “inferiore” può al massimo limitare, peraltro a rischio di illecito, l’ingresso di un diritto “superiore”.  La metafora del ponte resa celebre da un saggio di Michel Virally («Sur un pont aux ânes: les rapports entre droit international et droits internes», in Mélanges offerts à Henri Rolin: Problèmes de droit des gens, Pedone, Paris, 1964, p. 488 ss.) – e “risignificata” in Ritorno di Anzilotti veicola un’immagine diversa: non più “sopra” e “sotto”, ma al di qua e al di là di un corso d’acqua, le cui sponde sono unite da un ponte (o da un sistema di passaggi). Quando si parla di adattamento, in genere lo si fa muovendosi lungo la sponda “interna”. Il termine stesso, nel suo alludere a una qualche forma di soggezione, stride con una raffigurazione orizzontale del rapporto tra ordinamenti. Superando questa inibizione, il Forum che qui presentiamo invita a proseguire il discorso sull’adattamento percorrendo l’altra riva, quella del diritto internazionale ed europeo.

Il diritto internazionale ed europeo si adatta ai valori normativi espressi dal singolo ordinamento interno quando, per esempio, rinvia a quest’ultimo per la definizione del livello di tutela di un diritto fondamentale. Si può parlare di adattamento anche in rapporto ai processi di recepimento di norme di origine interna funzionali alla produzione e all’accertamento di principi generali di diritto, processi che si realizzano nei modi più vari, a seconda dell’ambito istituzionale o materiale di riferimento, e che sono tipicamente difficili da sondare. Il ragionamento del giudice internazionale o europeo deve talvolta adattarsi ai contenuti espressi da norme interne, la cui valutazione è indispensabile ai fini dell’interpretazione e dell’applicazione del diritto che quel giudice amministra. Tecniche ermeneutiche come quella del margine di apprezzamento presuppongono una recezione di valori normativi di origine interna. In generale, tuttavia, la propensione dal diritto internazionale o europeo a cedere il passo a quello interno – ad adattarvisi – è piuttosto limitata. Il diritto dei trattati e il diritto della responsabilità internazionale di regola escludono la capacità di invocare il diritto interno come causa di giustificazione del mancato adempimento di obblighi internazionali. Ciò, tuttavia, non impedisce di chiedersi – o, meglio, di tornare a chiedersi – se il diritto internazionale ed europeo non possano adattarsi perlomeno ai principi fondamentali del singolo ordinamento interno, specialmente se confermati da una giurisdizione apicale. «Gli Stati potranno assumere una responsabilità internazionale anche per le sentenze pronunziate dalle loro magistrature? Oppure potranno queste talvolta costituire una causa di esclusione o un limite rispetto ad una eventuale loro responsabilità di fronte ai terzi Stati?», si chiedeva Giulio Diena all’inizio del secolo scorso (Se e in quale misura il diritto interno possa portare limitazioni alle obbligazioni internazionali degli Stati, F.lli Bocca Editori, Torino, 1901, p. 29). Il tema, insomma, è antico ma, soprattutto a causa del mutare delle condizioni storiche, inesauribile.

Fino a che punto il diritto internazionale si adatta – o si dovrebbe adattare – al diritto interno, in quali contesti e per quali vie? Come tenere insieme cedevolezza e supremazia dell’ordinamento internazionale? Cosa rivela l’assunzione di questa prospettiva “opposta” – la passeggiata lungo l’altra sponda del fiume – circa il rapporto tra diritto internazionale e diritto interno e del suo evolversi? Cosa suggerisce a proposito delle costruzioni dell’universo giuridico in chiave monista ovvero pluralista?

Il Forum che qui apriamo offre uno spazio di confronto a partire da questi interrogativi, senza però imporre particolari preclusioni tematiche. D’altronde, quando abbiamo proposto questa pista di indagine al Gruppo di interesse «Diritto interno e diritto internazionale», in mente avevamo un interrogativo simile a quello formulato da Diena nel 1901, o poco più. Sono state le reazioni dei membri del Gruppo a indurre un ampliamento della prospettiva, al di là di quella che, in definitiva, sarebbe solo l’ipotesi più drastica di adattamento del diritto internazionale al diritto interno.

Il Forum, che raccoglierà alcuni degli interventi svolti durante una tavola rotonda tenutasi il 22 marzo 2021 sotto gli auspici del Gruppo di interesse «Diritto interno e Diritto internazionale» (DIeDI), è aperto a chiunque voglia offrire spunti di riflessione ulteriori. I contributi, che in linea di principio non dovranno eccedere il limite di 2000 parole, sono da inviare alla Redazione di SIDIBlog: sidiblog2013@gmail.com.

Qui di seguito trovate i contributi pubblicati


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Laura Magi (Università di Firenze) 1. Il legame fra obblighi a realizzazione progressiva (ORP) e adattamento del diritto internazionale al diritto interno può non apparire evidente a prima vista. Per comprenderlo è necessario spingere lo sguardo oltre l’art. 46 della Convezione di Vienna sul diritto dei trattati, ed accogliere una

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Lorenzo Acconciamessa (Università degli Studi di Palermo, Université Paris 1; Membro della Redazione) 1. Il diritto internazionale e il diritto interno disciplinano, ciascuno per propria parte, le loro interazioni che, tutt’altro che armoniose, prendono «la forme d’un enchaînement de petites ‘batailles’, voire d’une ‘guerre’ entre les deux systèmes qui a

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Deborah Russo (Università di Firenze) Nell’ottica dei governi sovranisti o nazionalisti, il recesso dai trattati rappresenta uno strumento chiave della strategia di recupero della sovranità ceduta. Così, negli ultimi anni è divenuto una scelta «di tendenza»: basti menzionare, per limitarsi a qualche esempio, al recesso da vari trattati di rilevante

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Gianpaolo Maria Ruotolo (Università di Foggia) Il testo che segue è la versione scritta, con alcuni aggiustamenti e l’aggiunta di alcuni riferimenti bibliografici, della relazione che ho presentato al seminario «Adattamento del diritto internazionale al diritto interno?» organizzato dal Gruppo di interesse «Diritto interno e diritto internazionale» (DieDi) della Società

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